Urna contenente la Reliquia di Santa Giustina

Santa Giustina

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Santa Giustina

A Bellusco nella chiesa parrocchiale di S.Martino si conserva, sotto l'altare maggiore, il corpo di S. Giustina V. e M.
La Santa, il cui scheletro è stato dovutamente ricomposto congiungendo le ossa con un filo argentato, è avvolta in una veste di raso tessuta d'oro.
La testa della giovane martire, che fu decapitata durante le prime grandi persecuzioni contro i cristiani, è adagiata su un prezioso cuscino e reclinata sulla sua spalla destra. E' ricoperta da uno strato di cemento rivestito di cera e presenta un volume maggiore rispetto al resto del corpo.
Il braccio destro è stato ricostruito artificialmente con pezzetti di ossa di diverse parti del corpo.
Nella mano sinistra, da cui è stato estratto un frammento per formare una reliquia, la Santa tiene una palma, simbolo del martirio.
In corrispondenza del petto una piccola scatola di zinco contiene i frammenti di ossa più minuti e le ceneri.
Ai piedi della Santa vi è un'urna d'argento che racchiude un piccolo vaso di vetro, in parte infranto, con una vecchia spugna intrisa di sangue raggrumato e una scritta: Vas sanguinis, indizio del martirio.
La cassa, fatta di robusto legno dorato, è chiusa da lastre di cristallo. Ai lati quattro figure stilizzate di angeli oranti.
Sul Cofano, intarsiato di motivi floreali e con una testa d'angelo alata, vi è una corona di fiori che racchiude le iniziali SJ: Sancta Justina.
Il corpo della Santa, di cui non si conosce il vero nome e l'epoca del martirio, fu rinvenuto verso il 1700 nelle catacombe di S. Calepodio, a circa 5 Km da Roma lungo la via Aureliana.
Nel 1702 le sacre spoglie di S. Giustina furono donate da papa Clemente XII all'abate Scotti di Milano, il quale a sua volta ne fece dono a Caterina del Conte, nobildonna milanese.
La reliquia trovò sistemazione dapprima nella chiesa di S. Pietro alla Rete (1702-1722), che sorgeva in via Manzoni; in seguito nella chiesa di S. Donnino alla Mazza (1722-1808) situata in via Borgo Santo Spirito, ora via Santo Spirito.
Nel 1808, quando il governo napoleonico soppresse la chiesa, il parroco di Bellusco d. Luigi Alemanni, "spinto da vivo desiderio di arricchire la sua chiesa parrocchiale di qualche preziosa e rara reliquia", chiese ed ottenne da mons. Carlo Bianchi, Vicario generale, il corpo della Santa.
Il 27 luglio 1808, trasportata con una carrozza S. Giustina giunse a Bellusco e fu collocata sotto l'altare maggiore della vecchia chiesa parrocchiale, che sorgeva nella frazione di S. Martino.
Nel 1864, ultimata la costruzione della nuova chiesa parrocchiale, si celebrò una grande festa con una solenne processione per trasportarvi il corpo della Santa e collocarlo sotto l'altare maggiore, ove attualmente si trova.


Il palio

L'omaggio più bello che la popolazione di Bellusco ha voluto rendere alla sua patrona è stato il palio di S. Giustina.
Questa singolare manifestazione (che si svolgeva la prima domenica di settembre e dal 1968 la seconda domenica dello stesso mese) aveva il suo culmine nella sfilata dei carri fiorati, che rappresentavano allegoricamente fatti religiosi o biblici.
Nato per iniziativa di un gruppo di giovani parrocchiani, il Palio di S. Giustina vide la luce nel 1955 e si svolse ogni anno fino al 1973, salvo l’interruzione del 1966.
Espressione di un generoso impegno collettivo e dì un genuino sentimento religioso, il Palio si manifestava a livello di rione.
I giovani delle contrade, in cui era suddiviso il paese, per settimane sì dedicavano nelle ore libere del giorno e della sera ad allestire il proprio carro.
Si improvvisavano falegnami, muratori, carpentieri, pittori, architetti, in una parola artisti dimostrando doti di ingegnosità e di fantasia.
I primi carri erano semplici, anche a carattere non religioso, trainati da cavalli o da coppie dì buoi.
Poi si fecero più suggestivi e meravigliosi nella continua ricerca di effetti particolari, rimorchiati da polenti trattrici.
La prima sfilata si svolgeva nel tardo pomeriggio della domenica (ore 16), la seconda alla sera (ore 21) con i carri illuminati.
I carri, preceduti dal gonfalone del rione e da cavalieri e dame in costume, muovevano dal piazzale dell'oratorio e si snodavano in corteo attraverso le principali vie del paese, pavesato di stendardi e drappi colorati.
Alla sera, una commissione presieduta da alte personalità politiche, come l'on. Tarcisio Longoni (1964) e l'on. Franco Verga (1967) sceglieva il carro migliore e procedeva alla suggestiva cerimonia della consegna del Palio di S. Giustina al rione vincente.
Il trofeo consisteva in una piccola urna dorata che racchiudeva, in miniatura, la copio Fedele della Santa Patrona.
La tradizione volava che la reliquia di S, Giustina fosse custodita nelle famiglie della contrada vittoriosa, passando di cortile in cortile e di casa in casa.
La manifestazione, organizzata dal C.M.B. (Centro Manifestazioni Belluschesi), sì svolgeva sotto il patrocinio dell'Amministrazione Provinciale di Milano.
Anche se non vantava una tradizione storica antica, il Palio di Bellusco riscosse un successo grandissimo, che varcò i confini della provincia.
Una folla enorme di spettatori, provenienti da numerose parti della regione, gremiva le vie, ì marciapiedi e le piazze.
Come tutte le manifestazioni competitive, il Palio ha avuto i suoi momenti di tensione e di critica, che sono sfociali alcune volte in atti di protesta o di contestazione del voto emesso dalla giuria.
Tulio ciò però, non ha mai offuscato il sereno Svolgimento dì quello che è stato un grande spettacolo fantasmagorico, favoloso nei suoi colorì, nella miriade di fiori, nei costumi e nella scenografia delle luci.
Le 18 edizioni del Palio di S. Giustina (1955-1973) restano nella storia di Bellusco un fatto unico e straordinario: testimonianza della più genuina tradizione popolare e della passata gloria cittadina.

I Carri

Nelle 18 edizioni del Palio di Bellusco sono stati allestiti dai vari rioni cittadini 121 carri allegorici, che si ispiravano per la maggior parte a fatti del Vecchio e del Nuovo Testamento.
Ogni carro ha una sua storia, fatta di lavoro intenso, di notti insonni, di momenti esaltanti o deprimenti, che solo i costruttori conoscono.
Il carro veniva realizzalo utilizzando ogni sorta di materiale, legno, ferro, latta, mattoni, bambagia, gesso. Prendeva forma piano piano, talvolta tra mille difficoltà. Alla fine veniva rivestito con un tappeto erboso decoralo di garofani, che componevano disegni originali e conferivano movimento e colore alle sponde.
Alcuni carri erano attraenti per l'apparato scenografico o la ricerca di effetti meccanici, come lo scorrere dell'acqua, l'accensione di fuochi, il movimento di piattaforme; altri per la loro semplicità e l'armoniosa disposizione delle parti.
Le luci, con cui venivano illuminali alla sera, creando giochi di chiaro-scuro, producevano una suggestiva atmosfera. I personaggi, pur nella loro immobilità, davano vita a scene bellissime, in un dinamico gioco plastico che si fondeva con le strutture architettoniche.

I carri del rione Castello si distinguevano per la scelta di temi biblici grandiosi e la realizzazione sfarzosa e colossale di essi: «La Crocifissione» (1959), «Il Giudizio Universale» (1963), «Mosé e il Faraone» (1967).

II rione Bergamo era costantemente teso a ricercare e a realizzare idee sempre nuove e originali: dal capolavoro «I Dieci Comandamenti» (I960) al carro commemorativo « Dante e la Divina Commedia » (1965) all’ultra moderno « Sbarco sulla luna» (7971).

Nei carri di via Dante traspariva l'incisività della scena e la ricerca del particolare, che suscitavano un patos intenso e sublime come in «S. Sebastiano» (1957), «II Sacrificio di Isacco» ( 1958), «II figliol prodigo» (1961).

I carri di via Garibaldi, sebbene privi della ricercatezza che caratterizzava altri rioni, avevano una loro bellezza semplice e naturale, come in «S. Giovanna d'Arco» (1955) e nella «Casa di Nazareth» (1958), ma su tutti primeggia la «Riproduzione della chiesa di Bellusco» (1964). Copia fedele e perfetta della chiesa parrocchiale.

II rione S. Martino ha realizzato sistematicamente soggetti ispirali alla Madonna: «Madonna di Lourdes» (1958), «Madonna del Bosco» ( 1965), «Madonna di Caravaggio» 1967), «Madonna di Loreto» (1963), eseguiti con grande cura e senso artistico.

Il rione Cantone è stato uno dei più entusiasti, dimostrando una combattività quasi fanatica.
Ha inaugurato la prima edizione del Palio, vincendo con « La Conchiglia » (1955). Ha realizzato via via carri sempre più complessi, nella ricerca costante della perfezione: dalla celestiale « Annunciazione » (1958) alle «Tentazioni» (1962), realizzazione ardita» a « Gesù incontra la Veronica » (1964) bello come un quadro dì Raffaello.

Il rione S. Nazzaro, nella vana speranza di un successo, ha realizzato carri semplici ma carichi di effetto come «Gesù tra i pargoli» (I960) e « Caino e Abele» ( 1962). Il capolavoro è sicuramente « L'Ostensorio » (1958), per la perfetta simmetria, la luminosità e la prospettiva gotica.

Il rione Italia ha partecipato per pochi anni al Palio di S. Giustina ma ha contribuito al suc-cesso con bei carri come « La liberazione di Pietro » e « Giuseppe e i suoi fratelli ».

E' forse troppo sperare che carri come questi ritornino a sfilare per le vie del paese. E' però auspicabile che un « frammento » di que¬sta bellezza possa ancora rivivere in qualche modo, grazie all'iniziativa dei giovani d’oggi e all'innata generosità dei cittadini di Bellusco.


Come testimonia anche questo sito la manifestazione si tiene ancora a partire dal 1987

Commento

Così veniva commentato il palio nel 1981, uno degli anni in cui la manifestazione non si è tenuta. Quell'anno era stata allestita una mostra che ricordava le edizioni dall'anno 1975 al 1973.

Il Palio di S. Giustina è una tra le più tipiche manifestazioni popolari, cui ha dato vita la gente di Bellusco.
L'allestimento e la sfilata dei carri allegorici ha rappresentato una singolare iniziativa, che ha caratterizzato un momento storico particolarmente felice e glorioso del nostro paese.
Nonostante il rammarico per un così grande spettacolo che ha cessato di essere, ci sembra doveroso fare una breve rievocazione storica, dettata da un duplice motivo.
Innanzitutto la valorizzazione di un tesoro di inestimabile valore, quale è il corpo della martire Giustina; in secondo luogo il doveroso omaggio, anche se tardivo, a tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione del Palio che per quasi un ventennio (1955-1973) ha animato la nostra vita cittadina.


© notizie dal libretto del 1981 realizzato in occasione di una mostra sul palio, testi di Angelo Arlati. A cura del gruppo organizzatore la mostra.