2016 Due figuranti del rione del carro dei rioni Cantone S.Nazzaro

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Relazioni 48° Palio Settembre 2016

tema: MISERICORDIA: SEGNO DELLA TENEREZZA DI DIO

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Il tema della 48ª edizione della sagra di S. Giustina è stato scelto ispirandosi al giubileo straordinario indetto da Papa Francesco dedicato al mistero della Misericordia.
Etimologicamente il termine indica pietà, compassione che induce al soccorso.
Da un punto di vista teologico, però, indica un tratto che contraddistingue la natura di Dio che manifesta la Sua tenerezza nei confronti dell’uomo. Misericordia è l’altro nome di Dio. Dice San Tommaso d’Aquino: «È proprio di Dio usare misericordia e specialmente in questo si manifesta la sua onnipotenza».
Non è quindi segno di debolezza ma piuttosto di qualità della grandezza di Dio.
Misericordia è la via che unisce Dio e l’uomo, perché apre il cuore alla speranza di essere amati per sempre nonostante il limite del nostro peccato.
Da quanto descritto, sembrerebbe che la misericordia sia un concetto astratto: l’essere misericordioso di Dio, però, trova riscontro concreto in tante azioni della storia della salvezza dove la bontà di Dio prevale sulla punizione e la distruzione. Di questo troviamo ampia documentazione nella Bibbia che racconta come Dio sia sempre colmo di gioia, soprattutto quando perdona.
Nello scegliere i soggetti Biblici da rappresentare sui carri si è preferito porre l’attenzione su personaggi ed eventi dell’antico testamento perché, pur essendo a volte di non immediata comprensione, sono carichi di un profondo valore salvifi co e richiamano noi, uomini contemporanei, a vivere la via della misericordia nella nostra vita.

LA GIOIA DI PORTARE PER LE STRADE I PROPRI VALORI E LA PROPRIA STORIA

Quest’anno, più di sempre, sarà importante fare festa per la Sagra di Santa Giustina.Ci diciamo sempre, perché è vero, che la nostra festa è speciale perché è una festa della gente per la gente. Non chiamiamo qualcuno perché ci faccia ridere, ballare e cantare. Meglio, facciamo anche questo ma il centro di tutto è qualcosa di ben più importante.
E’ una comunità che esprime il proprio modo di stare insieme, la gioia di portare per le strade i propri valori e la propria storia.
E’ una comunità che trasmette sapere e conoscenza nei diversi cantieri dove i carri si costruiscono, che avvicina persone e generazioni, crea occasioni di incontro che non durano solo il tempo della sfilata. E’ una comunità che accoglie quanti nei giorni della festa vengono a vedere la sfilata, che in quei giorni cerca di spiegarne il senso e la storia. Con orgoglio.
In una parola è una comunità che testimonia, con il contributo di ognuno. E mai come in questo periodo testimoniare i valori che ci tengono uniti, anche per ricordarceli sempre, è attuale e necessario.
Vi sembra troppo per una festa di Paese?
Vi sembra che stiamo caricando di significati un momento come un altro?
Secondo noi non è così. E vi lanciamo questo invito: vivere e leggere gli appuntamenti pensando un po’anche ad un paese che testimonia la sua storia ma soprattutto i valori che questa storia ci ha consegnato. Sarà anche il modo migliore per ringraziare quanti si stanno impegnando e si impegneranno, misureremo il successo della manifestazione non sui numeri ma sulla partecipazione e su quanto ciascuno ne uscirà arricchito.


IL SINDACO
Roberto Invernizzi

L'ASSESSORE ALLA CULTURA
Mauro Colombo


il carro che apre la sfilata ricorda il martirio di Santa Giustina nella foto il carro 2015.

Rione Bergamo

LA MISERICORDIA DI DIO

SALVA LOT E LA SUA FAMIGLIA

stemma rione Bergamo
 

Il carro propone la fuga di Lot e della sua famiglia da Sodoma che sta per essere distrutta dal castigo di Dio. L’intercessione di Abramo non è riuscita a salvarne gli abitanti perché non si sono trovati neppure dieci giusti.
Solo Lot, la moglie e le figlie guidati da angeli riescono a trovare la via della salvezza ‘per un atto di Misericordia del Signore verso di lui (Genesi 19,16).
Durante la fuga, la moglie di Lot non ubbidisce alla raccomandazione di non voltarsi e viene trasformata in una statua di sale, mentre Lot e le figlie riescono a salvarsi.
La rappresentazione della scena della fuga di Lot e della sua famiglia si compone di tre momenti sul carro: la città (Sodoma) che viene distrutta; la moglie che non riesce a staccarsi dal passato e si volta verso la città, divenendo una statua di sale; Lot e le figlie che vengono condotti verso il Signore, magnifico nella Sua Misericordia verso di loro.
Importante sarà il gioco di colori e di luci. Il nero svolgerà un ruolo importante nella rappresentazione della città di Sodoma distrutta.
Il resto del carro sarà caratterizzato dai colori che trasmuteranno da quelli freddi, i quali rappresenteranno le rovine e la scelta della donna di voltarsi, a quelli gioiosi e caldi che rappresenteranno la misericordia divina.
Il corteo attualizza le ingiustizie del mondo contemporaneo più bisognose della Misericordia di Dio secondo il punto di vista dei sei giovani ventenni che hanno ideato e progettato questo carro.

Rione Castello

UN DIO MISERICORDIOSO

HO OSSERVATO LA MISERIA DEL MIO POPOLO IN EGITTOE HO UDITO IL SUO GRIDO

stemma rione Castello


 

In Egitto la vita per il popolo d’Israele è dura. Il Signore, però, dopo aver osservato la miseria del suo popolo e aver udito il suo grido, se ne prende cura.
È così che comincia la storia di Mosè come strumento della misericordia di Dio: affronterà il Faraone e guiderà Israele verso la libertà.
Il carro, nella parte anteriore, raffigura gli ebrei schiavi in Egitto. Il loro grido arriva a Dio, che chiamerà Mosè per salvarli.
Questa chiamata domina la seconda parte del carro: un roveto ardente realizzato con strisce di ferro che, come nel dipinto di Chagall, ha degli sguardi tra i rami.
Sguardi misericordiosi come quelli di Dio, ma anche sguardi di uomini indifferenti o in cerca di profitto, come gli scafisti che sovraccaricano le barche di migranti promettendo loro un futuro migliore.
Per questo, la parte finale del carro e le sponde ricordano il mare: simbolo di libertà per il popolo di Israele, ma anche luogo di sofferenza per i migranti che oggi lo attraversano.
Il corteo riprende la condizione di schiavitù degli ebrei, per terminare con la loro gioia data dalla liberazione: l’intervento misericordioso di Dio porta nel cuore dell’uomo gioia e consolazione.
La liberazione dall’Egitto mostra un Dio fedele, che ama di un amore senza fine.
Un Dio che non distoglie mai lo sguardo dal dolore umano e che si prende cura di chi soffre. Come Mosè, tocca anche a noi non ignorare quel grido ed essere strumenti della misericordia di Dio.

Rioni S.Martino - Garibaldi

RE DAVIDE E ASSALONNE

SCOPRIRE LA MISERICORDIA NEL LUTTO DI UNA DONNA [2 SAM,13-14]

stemma rione S.Martino stemma rione Garibaldi

Per tre anni Re Davide serba rancore nei confronti del figlio Assalonne, colpevole di essersi macchiato del sangue del fratello Amnòn per vendicare la violenza che questi aveva rivolto allo loro comune sorella Tamàr.
Joab, un nipote del Re, al fi ne di lenire il rancore di Davide nei confronti del figlio Assalonne, chiede ad una donna saggia di Teqoa di presentarsi al Re fingendosi vedova e di cercare protezione nei confronti dell’ormai suo unico figlio ed erede, minacciato di morte dai suoi parenti per aver ucciso il fratello in una disputa. Visto l’ardente amore che la donna ancora dimostra verso suo figlio, Davide gli concede la sua protezione, di fatto dichiarandosi colpevole di non aver lui a sua volta perdonato il figlio Assalonne. In seguito accoglierà quindi a palazzo il fi glio e gli dimostrerà la misericordia che un Re ha appreso dalla sua “schiava”.
Interpretando il brano si comprende come la misericordia di Davide verso il figlio si sia potuta compiere grazie alla mediazione della donna che dando “alla cosa un’altra faccia” è riuscita a far cambiare prospettiva al Re, dandogli modo di compiere la scelta più saggia, constatando che “siamo come acqua versata in terra, che non si può raccogliere, e Dio non ridà la vita”. Paragonando Davide ad un angelo di Dio nella sua abilità nel distinguere il bene dal male, viene inoltre presentata l’altra impalpabile guida in grado di illuminare la via della misericordia: Dio. Il carro rappresenta ed interpreta sulla scena principale l’abbraccio di misericordia del padre verso il figlio, reso possibile dal contributo della donna saggia e da Dio, luce nella scena. Questa stessa luce di misericordia si manifesta nella porzione retrostante del carro, dove si raffigura la condizione dell’uomo incapace di provare pietà o in attesa di perdono. Una luce rischiara le tenebre.

Rioni Dante - Camuzzago

OSEA E GOMER

LA MISERICORDIA IN SOCCORSO DELLE RELAZIONI

stemma rione Dante stemma rione Camuzzago


 

Prendere in sposa una prostituta per dar vita ad un’unione esclusiva e indissolubile. Una contraddizione fin dalle premesse, una sfida che ancora una volta stravolge la nostra logica ed il nostro senso comune. Amare in modo fedele a priori, senza garanzie. È l’analogia della relazione tra Dio e Israele, il popolo che si fa sedurre da tante divinità e rompe la promessa di fedeltà al Signore.
Nel pieno rispetto dell’amata, lasciata libera di compiere le proprie scelte e seguire le proprie vie, la Parola di Dio arriva al cuore e compie la trasformazione. “Ti farò mia sposa nella fedeltà e tu conoscerai il Signore” (Os 2, 22).
Osea conquista il cuore di Gomer trasformandola in moglie fedele, senza costrizioni, ma in virtù dell’amore gratuito e senza condizioni che lui ha saputo darle. Allo stesso modo, per ciascuno di noi la relazione con Dio si manifesta come una mano tesa, una scialuppa di salvataggio gettata nel mare delle mille distrazioni e peccati, che ci rendono prigioniero il cuore, impedendoci di vedere la verità nella sua chiarezza. Gesù scende agli inferi per strappare Adamo dalla morte eterna, attraverso la sua croce e risurrezione apre a noi la porta della salvezza attraverso il cammino di vita che lui stesso rappresenta.
Osea-Gomer, Gesù-Adamo, Dio-la chiesa. Quando la relazione è animata dalla Misericordia diventa vera e trasforma la vita in pienezza.
Sul carro, in due scene distinte, ambientate in uno spaccato del cono infernale, così come descritto nella commedia dantesca, al centro, Osea recupera Gomer prima che sia traghettata da Caronte sulla sponda opposta del fiume e in fondo, Gesù porta Adamo sulle spalle, dopo aver risalito la voragine infernale e divelto il portone d’accesso.
Nella nostra vita sono le relazioni che ci permettono di fuggire dalla auto-distruzione cui naturalmente tendiamo. Tra le persone e con Dio. Soprattutto se le relazioni tra le persone assomigliano a quella tra Dio e l’uomo.

Rioni Cantone - S.Nazzaro

GIONA

LA MISERICORDIA OLTRE I NOSTRI SCHEMI

stemma rione Cantone stemma rione S.Nazzaro


 


Il Signore affida a Giona l’incarico della predicazione a Ninive, città pagana del Regno Assiro, nota per la violenza e la dissolutezza dei suoi abitanti, simbolo di oppressione e crudeltà. Giona è riluttante, perché teme che l’eventuale conversione del re e dei suoi abitanti possa muovere la misericordia di Dio senza un adeguato castigo. Per questo Giona prima cercherà di fuggire a Tarsis e poi, indignato, si ritirerà fuori dalle mura di Ninive per osservare il destino della città.
Giona rappresenta l’uomo chiuso in una religiosità orgogliosa che pretende di possedere il progetto di Dio sulla storia ed è restio ad aprirsi a nuove vedute.
Invece Dio continua a rivolgersi a lui con pazienza e dolcezza, chiedendogli di aprirsi ad accettare la sua misericordia e la pietà.
Sul carro, nella parte anteriore, si trova Giona vicino alle profondità del mare in tempesta. Dietro di lui, una gabbia rappresenta gli schemi mentali che impediscono, a noi oggi come a Giona allora, di comprendere la misericordia divina e che ci spingono a piegare Dio alle nostre vedute. L’albero che cresce dentro la gabbia, si insinua tra le sue pareti fi no a uscirne, creando crepe e minandone l’equilibrio, rappresenta invece Dio che porta avanti il suo progetto di conversione all’interno della storia dell’umanità.
Sui rami si creano giochi di equilibrio e leggerezza con disegni ispirati alle opere di Nicola De Maria, uno degli artisti scelti dal Cardinale Tettamanzi per la realizzazione del Nuovo Evangeliario Ambrosiano del 2011. Sul retro del carro ci sono alcuni abitanti di Ninive.