2014 Rioni S.Martino - Garibaldi Cristo salvatore dell'uomo

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Relazioni 46° Palio Settembre 2014

tema: La Gioia nell'incontro con il Signore

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Il tema dei Carri Biblici Fiorati di quest’anno si ispira all’Esortazione Apostolica “Evangelii Gaudium” di Papa Francesco. “Non lasciamoci rubare la gioia dell’evangelizzazione… La gioia del Vangelo è quella che niente e nessuno ci potrà mai togliere” (cfr nn. 83-84). Evangelizzare significa quindi dare la lieta notizia che la salvezza è giunta e che Dio ha realizzato la sua promessa. I Carri Biblici vogliono farci riflettere su cosa significa incontrare Gesù. “I cristiani devono guardare il mondo dal punto di vista dei povere e dei perdenti. Essi devono essere la voce di chi non ha voce. Ma essi devono anche rallegrarsi e gioire insieme con gli altri per tutto ciò che è buono, vero, bello e amabile nel mondo”. (Gaudium - Spes, 1) Cristo principio dell’umanità nuova, in Lui pienamente realizzata, ci indica la strada da percorrere, ci invita a spezzare il pane con chi ha fame, ci fa capaci di illuminare la nostra e altrui vita, allontana le nostre oscurità e le nostre paure, fa rinascere la speranza e dà nuovo vigore al nostro cammino. Solo nell’incontro con Gesù e seguendo il suo esempio potremo realizzare ciò che è autenticamente umano e vincere l’odio, la violenza, la povertà e l’egoismo. I cinque carri che quest’anno parteciperanno alla manifestazione affrontano il tema della Gioia nell’incontro con il Signore, prendendo spunto, nella riflessione e nella rappresentazione, da brani ed episodi tratti dall’Antico e dal Nuovo Testamento.

A settembre, Bellusco si mobilita per l'annuale Sagra di Santa Giustina che vede nel Palio dei Carri Biblici Fiorati l'evento di spicco. Una consolidata tradizione divenuta ormai patrimonio culturale del territorio vimercatese. Nella progettazione e realizzazione dei carri sono coinvolte centinaia di persone che trasmettono il sapere con il loro lavoro. E centinaia sono i figuranti nei cortei, vestiti ogni anno con capi preparati nei rioni. La nostra festa è questa. Inizia tanto tempo prima di settembre, nei rioni e nelle case; la sfilata è il momento in cui condividere un percorso che ha consentito di creare relazioni e di trasmettere conoscenza. L'Amministrazione Comunale sostiene la manifestazione convinta appunto che il fare festa partendo dall'impegno delle persone che con dedizione realizzano i carri, sia il modo migliore per promuovere la vita della comunità, mantenendo le sue tradizioni. Quest'anno la Sagra include una serie di eventi che celebrano la conclusione del restauro del più importante edificio storico del paese. Il primo appuntamento è la mostra "Il Castello ritrovato: una storia che diventa futuro" allestita negli ambienti recuperati. Il calendario si conclude con il tradizionale appuntamento di Ville Aperte con le visite guidate al patrimonio storico locale.

Il Sindaco
Roberto Invernizzi

L'Assessore alla Cultura
Mauro Colombo


il carro che apre la sfilata ricorda il martirio di Santa Giustina.

Rioni Cantone - S.Nazzaro

La presenza di Dio fonte di gioia

stemma rione Cantone stemma rione S.Nazzaro


 


"Davide danzava con tutte le forze davanti al Signore. Davide era cinto di un efod di lino. Così Davide e tutta la casa d'Israele facevano salire l'arca del Signore con grida e al suono del corno. Quando l'arca del Signore entrò nella Città di Davide, Mical, figlia di Saul, guardando dalla finestra vide il re Davide che saltava e danzava dinanzi al Signore e lo disprezzò in cuor suo." (2Sam 6, 14-16)

Davide, l'Unto del Signore, è da poco diventato re su tutto Israele, riunendo il popolo ebraico in un'unica nazione sovrana e libera. Anche Gerusalemme, la rocca di Sion, è stata > e proprio qui Davide decide di abitare e di portare l'arca del Signore. E' in questa cornice che si inserisce l'episodio biblico che abbiamo scelto di rappresentare, subito dopo l'insediamento nella Città di Davide della tenda che custodisce l'arca del Signore, il segno visibile della presenza di Dio in mezzo al suo popolo. Si è appena tenuta la processione solenne dell'arca tra le vie della città, accompagnata dai sacerdoti e da tutto il popolo d'Israele, con gioia, come sottolinea lo stesso testo. Una gioia grande e travolgente, che fa spogliare Davide delle sue vesti regali e lo fa danzare con tutte le forze, non curante di nulla se non della presenza di Dio, l'unica cosa davvero importante.

Non tutti comprendono però il suo gesto: la Bibbia ci parla di Mical, la figlia del predecessore Saul e moglie di Davide, che assiste e giudica con durezza il comportamento del re. Questa donna, interprete forse di un pensiero condiviso anche da altri, ritiene disonorevole il gesto di Davide, perché mostrarsi svestito e in preda ad una danza senza controllo di fronte a tutto il popolo e ai sacerdoti non è un atteggiamento degno di un re. Ma Davide in questo momento non è un re. E' un uomo che conserva tutta la semplicità di cuore tanto gradita a Dio. Il suo gesto è indice di una libertà vera e profonda, una libertà che non si cura del giudizio altrui e che non necessita di giustificazioni. E' la libertà autentica di chi è innamorato e che manifesta senza riserve l'esplosione di gioia che lo pervade per il semplice fatto di essere alla presenza dell'oggetto del suo amore.

Il centro del carro è Davide che, svestito, danza alla presenza del suo Signore, travolto da una gioia incontenibile. Sulla parte anteriore del carro abbiamo rappresentato, attraverso i suoi elementi più caratteristici, il tabernacolo ebraico - il Mishkan, che significa dimora. Si tratta del santuario trasportabile descritto nel libro dell'Esodo, eretto per la prima volta nel deserto dopo la fuga dall'Egitto per custodire l'arca e che la custodirà fino alla costruzione del Tempio di Salomone. Quattro teli sorretti da pali richiamano la recinzione che circondava la Tenda del Signore. Al centro di essi risplende l'arca dell'Alleanza, sormontata da ali dorate, a ricordare i due cherubini che secondo le scritture e la tradizione erano posti sopra il coperchio. Più indietro la Menorah, la lampada ad olio a forma di candelabro a sette braccia fatta costruire da Mosè sulla base delle indicazioni ricevute sul monte Sinai. Sul retro del carro si trova un palazzo che rappresenta la città di Gerusalemme. Mical assiste alla scena da qui, arroccata dentro un edificio le cui mura sono metafora della sua stessa chiusura di cuore. Sulle sponde sono raffigurati alcuni simboli del popolo di Israele.

Il corteo che accompagna il carro rappresenta la processione gioiosa del popolo di Israele, che segue l'arca dell'alleanza per le strade e accoglie festosa la presenza del suo Signore nella Città di Davide.

Rione Castello

Oggi devo fermarmi a casa tua

stemma rione Castello


 

"Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua". Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia" (Lc. 19, 5-6). In questo noto passo del Vangelo di Luca, Gesù sta attraversando la città di Gerico ed è accolto da una grande folla. Tra la folla c'è Zaccheo, capo dei pubblicani, ricco ma piccolo di statura."

Di lui è scritto: "Cercava di vedere chi era Gesù". Questo suo desiderio trova nella sua statura un limite. La voglia di vedere Gesù però è forte, tanto che Zaccheo sale su un albero di sicomoro. L'albero del sicomoro appartiene alla famiglia dei fichi e, secondo i rabbini, "stare sotto il fico significa essere alla ricerca della verità". Quando Gesù arriva da Zaccheo, sorprende tutti poiché lo invita a scendere dall'albero perché vuole fermarsi a casa sua. Zaccheo lo accoglie pieno di gioia, e quest'incontro cambia la sua vita: ""Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto". Gesù gli rispose: "Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch'egli è figlio di Abramo. Il Figlio dell'uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto"" (Lc 19,8-10). Il carro rappresenta i due momenti più significativi della storia di Zaccheo. Nella parte anteriore è raffigurato il pubblicano che sale sull'albero per vedere Gesù. La forza del desiderio di Zaccheo è descritta dalla forma dell'albero che si protende verso Gesù, presente nel corteo. Il corteo, diventa così parte integrante della scena sul carro: rappresenta Gesù mentre attraversa la città di Gerico in mezzo alla folla che lo accoglie. Il secondo momento è rappresentato nella parte posteriore del carro, dove troviamo Gesù che entra in casa di Zaccheo portando in essa la "vera gioia". La casa è realizzata in uno stile moderno, ispirandosi agli edifici realizzati dall'architetto statunitense Daniel Libeskind, per sottolineare la contemporaneità del messaggio di Gesù: la frase che Gesù rivolge a Zaccheo, "oggi devo fermarmi a casa tua", è rivolta all'uomo di oggi, è rivolta a ciascuno di noi. I vari elementi che costituiscono la casa, realizzati con varie forme e dimensioni, nella parte bassa sono in varie tonalità di grigio, ma più ci si avvicina alla mensa di Zaccheo e Gesù, più diventano colorati, simbolo della gioia che Gesù porta nella nostra casa e nella nostra vita.

L'incontro tra Zaccheo e Gesù è la storia di due ricerche: Gesù guarda la gente e cerca un uomo disponibile, affamato di verità, di condivisione e lo trova solo sopra un albero; Zaccheo cerca di vedere Gesù salendo su un sicomoro. Quando due ricerche si incrociano avviene l'incontro. Quello che Zaccheo fa è contro gli schemi comuni e contro il buon senso. Questo significa che la ricerca di Dio va oltre la folla e l'opinione pubblica, sfida i mormoratori e prova tutte le strade per trovare ciò di cui si ha bisogno. Cercare Dio è sfidare e vincere ciò che gli altri possono dire e superare la paura del giudizio; ma è anche non farsi paralizzare da ciò che potrebbe significare incontrare il Signore. Sappiamo che dopo quell'incontro non potremmo mai più essere gli stessi e mai più tornare a casa come prima, perché Dio ci cambia la vita, e l'incontro con Lui ci svela, ci spoglia e ci fa vedere nella nostra verità. Zaccheo, infatti, dopo l'incontro con Gesù, prova una gioia così grande e sente il bisogno di condividerla. Gesù non dice nulla a Zaccheo ma questi comprende: dona la metà di ciò che possiede ai poveri e restituisce quattro volte tanto di ciò che ha rubato. Il pubblicano Zaccheo diventa così la figura del discepolo cristiano che non lascia tutto, ma rimane nella propria casa, continuando il proprio lavoro, testimone però di un nuovo modo di vivere, fatto di giustizia, amore e attenzione ai poveri.

La storia di Zaccheo ci insegna, come dice Papa Francesco nell'esortazione apostolica "Evangelii Gaudium", che la gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù e "quando fai un piccolo passo verso di Lui, scopri che già ti aspettava a braccia aperte".

Rione Bergamo

La gioia dell’incontro con Cristo

stemma rione Bergamo
 

La scena sul carro è una libera rappresentazione della trasformazione radicale che subisce la vita di tre personaggi di primo piano del Vangelo grazie all'incontro con Cristo: l'evangelista Matteo, la Maddalena e il centurione di Cafarnao. La scena è immaginata al momento dell'Ascensione: Gesù appare in tutta la sua sfolgorante bellezza con le mani tese ad abbracciare l'intera umanità.

Verso di lui tende le braccia Matteo, apostolo ed evangelista. Prima di conoscere Gesù era un pubblicano, una delle categorie più odiate dal popolo ebraico perché a quell'epoca gli esattori delle tasse angariavano il popolo con metodi usurai. Gesù gli lancia uno sguardo, gli dice Seguimi, e Matteo lascia subito tutto per mettersi al suo seguito. Matteo viene rappresentato sul carro nell'atto di strappare le catene che lo tengono prigioniero del suo idolo: la ricchezza.

Verso Cristo tende le braccia la Maddalena, la donna dalla quale aveva cacciato sette demòni. Tra quei sette, la tradizione attribuisce un posto speciale al demone della lussuria. Anche Lei però, grazie all'incontro con Cristo, riesce a spezzare le sue catene e, come Matteo diventa Apostola, e si unisce alle donne che percorrevano con Lui le strade della Terra Santa (Luca 8,2-3). Anche la Maddalena è raffigurata nell'atto di spezzare le sue catene e di fuggire da un uomo sdraiato su un'alcova che cerca invano di attirarla a sé.

Verso Cristo tende le braccia il centurione di Cafarnao, il potente militare romano che dopo aver implorato la salvezza di un suo servo gravemente ammalato, proclama quello straordinario atto di fede che lascia ammirato Gesù (Luca 7, 10): "Signore, io non son degno che tu entri sotto il mio tetto, ma dì soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. Anche questo Centurione ha fatto un cammino di fede: è sicuramente un uomo potente a Cafarnao, è espressione del potere di Roma, arriva dal mondo pagano, ma quella fede straordinaria in Gesù testimonia un cammino di conversione. Anche il Centurione viene rappresentato nell'atto di strappare le sue catene dal suo idolo, il potere.

Il messaggio che il carro vuole trasmettere è che questi tre personaggi rappresentano la liberazione dalle tre forme di schiavitù verso gli idoli che da sempre incatenano l'umanità: la ricchezza, la concupiscenza dei sensi e il potere. L'incontro con Cristo è però sempre capace di liberare l'uomo dalle catene con cui da solo si è imprigionato, e di renderlo un uomo libero e pieno di gioia nuovo, capace di grandi imprese: l'esattore delle tasse diventa Apostolo ed Evangelista, la Maddalena diventa l'Apostola capace di seguire Gesù fin sotto la Croce, il Centurione proclama quell'atto di fede che da duemila anni accompagna tutte le celebrazioni eucaristiche.

Il corteo è centrato attorno alla figura di San Francesco che compendia in sé la liberazione dai tre idoli del carro: era un playboy, figlio di una famiglia potente e ricca, ma anche lui, dopo l'incontro con Cristo, abbandona tutto per sposare Madonna Povertà. Di San Francesco il corteo vuole cogliere quei tratti della vita che lo rendono più che mai attuale ai giorni nostri: è un uomo di pace tra i popoli in guerra, capace di un dialogo pacifico con le altre religioni, vive in perfetta armonia con la natura. L'incontro con Cristo ha prodotto in lui tutto ciò di cui l'uomo contemporaneo avverte oggi il maggior bisogno.

Rioni Dante - Camuzzago

Rimanete nel mio Amore

stemma rione Dante stemma rione Camuzzago


 

"Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena. (Gv 15, 10-11)"

Guardiamo questo mondo ed osserviamo quanta fatica gli è necessaria per dar luce ad un sorriso e quanta sofferenza ed egoismo gli sono richiesti per generare un gesto di amore puro. Purtuttavia lo amiamo, ne amiamo la terra, con cui facciamo le nostre case e di cui sono fatti i nostri corpi, ne amiamo l'acqua, come elemento principale e necessario del nostro organismo, che insieme al fuoco del sole è la ragione della vita stessa in questo punto dell'universo, ne amiamo l'aria, che ci fluisce nei polmoni come soffio vitale che perpetua il nostro esistere.

Lo amiamo perché ci fidiamo di quanto ci ha detto Gesù, perché se davvero lo sapremo imitare nel nostro quotidiano e lo sapremo incontrare e riconoscere nei nostri fratelli, allora godremo insieme a lui della gioia che da' pienezza e ragione alla vita. Gesù è la nostra Gioia e sta al centro della rappresentazione sul carro, nel momento dell'ascesa verso il Padre celeste (Gesù-Aria). È rappresentato nel momento conclusivo del suo transito terreno, da lì in poi è lasciato al mondo di portare avanti i suoi insegnamenti. Quel momento è oggi ed è ogni giorno, dall'istante in cui Gesù ha affidato a tutti noi di portare avanti la sua testimonianza.

Ma come? In che modo? E come superiamo le difficoltà che inevitabilmente ci troveremo davanti? Abbiamo rappresentato, associandoli ai tre elementi naturali acqua, terra e fuoco, tre esempi di incontro con il redentore, che hanno generato diverse esperienze di sequela, con l'intenzione di sintetizzare così la pluralità dei cammini offerti all'uomo di fede per entrare nella promessa di gioia sopra citata.

La donna Samaritana, al pozzo ha ricevuto da Gesù un'acqua che disseta per sempre e diventa sorgente di vita eterna. Subito dopo l'incontro con il Risorto comincia la sua nuova vita di annunciatrice-fonte e, pur trovandosi in un ambiente ostile a tutto ciò che è giudeo, riesce a fare proseliti del messaggio messianico (Gv 4, 29-30).

Il cieco nato, simbolo della tendenza dell'uomo a considerarsi autosufficiente, con lo sguardo confinato all'interno dei propri sillogismi, scopre la Verità attraverso il fango. Dalla terra plasmata, quasi come un nuovo Adamo, la scoperta del figlio di Dio prende vita in questo uomo coraggioso, e diventa testimonianza fiera (Gv 9, 38).

Pietro, anello di congiunzione tra la vita eterna e quella terrena, presidente per nomina messianica dell'istituto della Chiesa-comunità (Mt 16, 19) e quindi anche simbolo della custodia dello spirito-fuoco, rappresenta allo stesso tempo l'uomo debole e codardo, la cui fede è messa a continua prova dai casi della vita (Mc 14, 72) e testimonia la gratuità dell'azione salvifica elargita senza distinzione di merito.

Tutte queste esperienze nascono dall'incontro quasi involontario con Gesù, ma indicano a tutti noi che la strada da percorrere, ben riconoscibile nella rappresentazione scenica, è quella tracciata dalla croce del Redentore, un cammino illuminato e colorato, per tutti, che garantisce a chi lo percorre la gioia e la pienezza di vita.

L'acqua, la terra e il fuoco ci ricordano ciò di cui siamo fatti e insieme con l'aria ci spingono a dare un senso alla nostra esistenza alzando lo sguardo, per trovare la radice della nostra gioia nella persona di Gesù risorto. Nel corteo, questi elementi sono ripresi dai quattro gruppi di persone vestite con colori vivaci, a testimonianza di una gioia festosa, generata dall'incontro con Gesù, che diventa per tutto e per tutti

Rioni S.Martino - Garibaldi

Cristo salvatore dell'uomo

stemma rione S.Martino stemma rione Garibaldi

La gioia più profonda, la radice stessa della gioia piena, è l'incontro con Gesù Salvatore. Grazie al dono che Gesù ha fatto a tutti gli uomini salvandoli dalla ineluttabilità di un destino di morte nasce in noi una nuova consapevolezza: la prospettiva di una vita in pienezza oltre i confini della morte che ricolma di nuovo senso e speranza i nostri giorni terreni. Primo fra gli uomini a sperimentare la morte, Adamo per primo simbolicamente viene raggiunto dalla Grazia di Cristo Risorto nella notte della Pasqua.

Nel Credo Apostolico si recita: Gesù Cristo " ..patì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso, morì e fu sepolto; discese agli inferi; il terzo giorno risuscitò da morte; salì al cielo, siede alla destra di Dio Padre onnipotente …"
Seguendo un'iconografia cara alla Chiesa Orientale, il carro dei rioni San Martino e Garibaldi rappresenta la discesa di Cristo agli Inferi per liberare l'umanità prigioniera.
Questo mistero di salvezza è osservato con gli occhi di Adamo, padre dell'umanità, il primo tra i salvati. S. Epifanio di Salamina, Padre della chiesa, così si immagina l'incontro tra Adamo e Cristo Salvatore: "…Dio va a cercare Adamo, nostro primo padre, la pecora perduta. Egli vuole andare a visitare tutti quelli che sono seduti nelle tenebre e nell'ombra della morte … E il Cristo disse ad Adamo: "Togliti di tra i morti … Alzatevi e partiamo di qui e andiamo dal dolore alla gioia. Il Padre mio celeste attende la pecorella perduta, la sala delle nozze è preparata … il Regno dei Cieli che esisteva prima di tutti i secoli vi attende".

Al centro del carro in una mandorla di gloria, illuminata dalla luce che da lui emana, sta il Cristo irraggiante di energie divine.
Il colore delle sue vesti è di una bianchezza sfolgorante, attributo del corpo glorificato e simbolo della Gloria divina. Una fenditura ha squarciato la terra che si è aperta in due al passaggio del Risorto, la cui energia, simboleggiata da un drappo multicolore, raggiunge le viscere della terra. Il suo manto fluttuante ne rivela il dinamismo.
Il Signore sfonda le porte dell'Inferno, ne calpesta i resti della porta in forma di croce, mentre il catenaccio e i chiodi vanno in frantumi.
Negli abissi tenebrosi si vede anche Satana atterrato che viene incatenato dagli angeli. Cristo porge la mano ad Adamo, che rimosso il coperchio della tomba viene sollevato per i polsi.

È l'incontro sconvolgente tra i due Adami, che già profetizza la pienezza del Regno. Adesso i due Adami coincidono e s'identificano non più nella kenosis dell'Incarnazione, bensì nella gloria della Paruosia.
Lacrime di gioia solcano il volto di Adamo, mentre intravede in alto il regno dei cieli che attende lui e tutti i giusti.

Primo della lunga schiera dei salvati, di cui Eva rappresenta la porzione femminile, il suo cammino è già tracciato dal drappo multicolore che ha la sua origine nella croce illuminata. Dall'alto delle sfere celesti i cori angelici osannano l'opera di Cristo salvatore dell'umanità. Il corteo dei Giusti, attraversato dal drappo della Grazia divina, danza sulla strada verso il Paradiso.