2011 - Rione Bergamo - Donna in pienezza - Maddalena penitente

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Programma 45° Palio Settembre 2013

tema: Anno della Fede

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Il tema dei Carri Biblici Fiorati di quest'anno scaturisce dalla proclamazione dell'Anno della fede. Nel rispondere alla domanda "che cosa è la fede?", Papa Benedetto XVI° ha affermato:"Nel nostro tempo è necessaria una rinnovata educazione alla fede, che comprenda certo una conoscenza delle sue verità e degli eventi della salvezza, ma che soprattutto nasca da un vero incontro con Dio in Gesù Cristo, dall'amarlo, dal dare fiducia a Lui, così che tutta la vita ne sia coinvolta".
Per riflettere sul significato della fede, le rappresentazioni dei carri richiamano personaggi biblici che hanno vissuto anche con difficoltà il loro percorso ma che si sono affidati totalmente a un Dio che dona speranza e fiducia nel futuro.
E sicuramente la fede, testimoniarla e proporre una catechesi viva, è tra i motivi ispiratori della tradizione dei carri biblici che segna la 45a messa in scena.
Dal 1955 ad oggi, ad eccezione di una parentesi dal 1974 al 1986, la tradizione, la costanza, la voglia di fare, il piacere di condividere un'esperienza sono le spinte che alimentano tutti coloro che anno dopo anno continuano a rinnovare la storia.
L'impegno dei componenti dei Rioni, l'ispirazione della Parrocchia, il sostegno dell'Amministrazione Comunale, dei cittadini e degli sponsor, la partecipazione di un sempre numeroso pubblico sono gli elementi che decretano il successo del Palio di Santa Giustina. Un evento intriso di fede e di devozione verso Santa Giustina che, seppur molto giovane, non ha esitato a rimanere salda nella sua scelta anche di fronte alla morte.
E il Palio vuole essere anche un'ulteriore testimonianza della fede e del sacrificio della nostra Santa Patrona.


il carro che apre la sfilata ricorda il martirio di Santa Giustina.

Rioni Dante - Camuzzago

Abramo e Isacco

Il paradosso della fede

stemma rione Dante stemma rione Camuzzago


 

Nulla è impossibile a Dio. È l'onnipotente contro ogni logica e preconcetto umano, le sue vie sono infinitamente distanti dalle nostre vie, eppure è l'unico degno di essere cercato, creduto e vissuto perché è l'unico capace di donare pienezza alla nostra vita riempiendola del suo amore incontenibile, che quando ti invade, diventa capace di generare a sua volta vita e amore in una catena infinita ed inesauribile che riempie il mondo nello spazio e nel tempo eterno. Abramo è il testimone più credibile e attendibile di questo messaggio. La sua storia è una continua testimonianza della straordinarietà di un Dio che fa promesse impossibili - "Tornerò da te fra un anno a questa data e allora Sara, tua moglie, avrà un figlio" (Gen 18, 10) - ma che le mantiene contro ogni logica e capacità umana e che si lascia convincere e cambia proposito - "Vedi come ardisco parlare al mio Signore, io che sono polvere e cenere..." (Gen 18, 27 ) - per le preghiere di un uomo che, pur di non punire un giusto, chiede grazia anche per i peccatori.
Abramo ci presenta un Dio paradossale che gli chiede la restituzione del regalo più prezioso che gli ha fatto - "Prendi tuo figlio, il tuo unico figlio che ami, Isacco, va' nel territorio di Moria e offrilo in olocausto su di un monte che io ti indicherò" (Gen 22, 2). Paradossale è anche la reazione del patriarca,che obbedisce quasi meccanicamente, al di fuori di ogni emozione apparente, si prepara al sacrificio senza coinvolgere o consultare nessun familiare, e mette in atto immediatamente un comportamento in palese contrasto con la logica di amore per la vita,sulla quale,invece,fino a quel momento, aveva impostato il suo rapporto con Dio.
Abramo compie una scelta, di accettare il senso di quanto Dio chiede, di sposare l'assurdo, senza smettere di amare la vita.
Una scelta che sa vincente, perché lui ormai abita in Dio e vive nel suo amore. Eccolo sul carro mentre l'angelo del Signore (Dio stesso) appare e gli ferma la mano che sta per sacrificare Isacco. La scena coglie l'attimo in cui la rivelazione si compie, ambientata nel bosco sul monte, lontano dagli occhi di tutti: un grande albero, l'altare del sacrificio, la legna, sono gli elementi dell'iconografia classica presenti. Il "figlio del riso" è rappresentato come un giovane. Le ali dell'angelo sono volutamente sproporzionate e occupano in modo preponderante la scena, per richiamare l'attenzione sul messaggero di Dio. Ecco il momento in cui tutta la fede di Abramo diventa evidente anche per noi. Il Dio della vita e dell'amore rientra in una logica che è anche nostra e che finalmente possiamo capire. Abramo ci regala un volto di Dio nuovo e sorprendente, che stravolge i nostri ragionamenti ma che, con infinita coerenza, insiste ad amarci e a volere il nostro bene.
Nel corteo è rappresentata la promessa di Dio ad Abramo:"Io ti benedirò con ogni benedizione e renderò molto numerosa la tua discendenza, come le stelle del cielo e come la sabbia che è sul lido del mare" (Gen 22, 17). Sfila anche Ifigenia, figlia di Agamennone, il cui sacrificio è citato per contrasto in quanto la fede negli dei diviene obbedienza per interesse, gloria personale e sete di potere. Nel corteo c'è anche Gesù risorto, culmine del messaggio evangelico, in cui i ruoli di Dio e Abramo/Uomo si invertono, così come la sorte del Figlio che sacrificandosi annuncia il messaggio di Amore che libera e apre le porte della vita eterna.

Rioni Bergamo

Giobbe

Dio ha dato, Dio ha tolto, sia benedetto Dio

stemma rione Bergamo


 

Giobbe, uomo giusto e servo di Dio, viveva ricco e felice. Un giorno Dio permise a Satana di tentarlo per vedere se gli sarebbe rimasto fedele anche nella cattiva sorte. Malgrado Satana sferri i suoi attacchi micidiali riducendolo in povertà e poi facendogli morire tutti i figli, Giobbe resta saldo nella fede e afferma: "Dio ha dato, Dio ha tolto, sia benedetto il nome di Dio". Allora Satana ottiene da Dio il permesso di colpirlo anche nella salute, e lo fa ammalare di una malattia ripugnante e dolorosa. La malattia lo rende un uomo solo e incompreso anche dalla moglie che gli consiglia di maledire Dio.Tre amici vanno a trovarlo, ma non per dargli conforto, ma per sentenziare che, se Giobbe soffre, significa che ha qualche pena da espiare per i suoi peccati. Ma Giobbe resta fermo nella fede e contrappone la propria esperienza dolorosa e le ingiustizie di cui il mondo è pieno. Nella sua condizione di turbamento morale, il grido di rivolta si alterna sempre a espressioni di sottomissione. Alla fine Jahvé rimprovera i tre amici di Giobbe e rende a quest'ultimo i beni che prima dell'accaduto possedeva, moltiplicandoglieli enormemente. Gli dona anche un gran numero di figli e figlie, queste in particolare di bellissimo aspetto.
Il carro propone nella prima scena Giobbe nel momento della massima solitudine e nel momento di maggiore sofferenza fisica e spirituale cui la malattia lo ha ridotto. Lo circondano i tre amici, non per dare conforto ma per giudicare e condannare.
Assistono alla scena Satana, nascosto tra le macerie delle sventure economiche di Giobbe, che si gode la sofferenza di Giobbe e la moglie che adirata guarda torva il marito da lontano.
La seconda scena propone Giobbe premiato da Dio col ritorno al benessere e alla ricchezza. Le due scene sono separate da una tenda oscura che vuole sottolineare il mistero dei tanti giusti e dei tanti innocenti colpiti da una sorte avversa e non meritata secondo il metro di misura umano, una condizione esistenziale che gli uomini non riescono a spiegare ma che possono accettare solo grazie alla stessa fede incrollabile che Giobbe ha riposto in Dio. Il corteo attualizza la fermezza di Giobbe nel restare fedele a Dio nonostante sia stato duramente provato nella salute, nei beni e nei figli. Apre la scena Giovanni Paolo II ritratto all'apice della sua malattia, che resta saldamente ancorato alla fede. Lo seguono due genitori aggrappati alla fede nel momento della prova per i figli prematuramente scomparsi per droga, incidente stradale, suicidio… Completa il corteo la figura di un uomo contemporaneo che trova sostegno nella fede nel momento in cui viene colpito nel bene del lavoro.

Rioni S.Martino - Garibaldi

Nicodemo

La rinascita nella fede

stemma rione S.Martino stemma rione Garibaldi


 

Nicodemo è un fariseo stretto osservante della legge ed è tra i capi religiosi. Delle domande premono dentro il suo cuore dopo aver visto i segni compiuti da Gesù e di notte cerca risposte.
Oggi chi si può assimilare a Nicodemo? Chi si interroga sul senso della propria vita: il giovane che ne ha smarrito il senso e il valore, uomini e donne segnati dalla perdita di persone care o provati dalla malattia, famiglie che stanno vivendo la crisi dell'amarsi, credenti che hanno perso il gusto e il senso della gioia evangelica, persone provate dalla società attuale complessa e frammentata, senza più speranza né fiducia nell'altro e nel Dio che salva.
Come Nicodemo sono nella notte della vita in cerca di risposte. Quando scende la notte le certezze vacillano ma solo entrando in questo spazio interiore, spogliato e impoverito, come un utero metaforico, possiamo incendiare la crisi feconda,che parte sempre da una domanda e da un movimento, una ricerca verso qualcosa o qualcuno. In ogni notte c'è una chiamata a entrare in se stessi; ci attende una porta stretta da attraversare in solitudine profonda, condizione feconda per ricominciare.
Sul carro, un ambiente tetro, desertico si impone al primo sguardo. Una landa desolata, dove i colori sono sbiaditi, la vita sembra anestetizzata: rappresenta il mondo interiore di Nicodemo, "una terra deserta, arida, senza acqua", e la sua ricerca "il mio essere ha sete di te" (Salmo 63). In questa desolazione Nicodemo giunge ad una grotta naturale dall'ingresso stretto, buio e oscuro per chi sta fuori, ma varcato l'ingresso c'è l'incontro con Gesù.
È il cuore del carro. C'è solo un lume per rischiarare il primo timido approccio. Gesù accoglie l'incertezza di Nicodemo e lo aiuta a fare verità sulle sue domande, "In verità, in verità ti dico, se uno non rinasce dall'alto non può vedere il regno di Dio" (Gv 3, 3). Nicodemo si ritrova umile e piccolo, solo, dentro se stesso. "In verità, in verità ti dico se uno non nasce da acqua e da spirito non può entrare nel regno di Dio (Gv 3, 5).
La caverna diventa il grembo, l'angusto ingresso si trasforma nel passaggio misterioso per rinascere dall'alto, la "porta fidei" (At 14, 27), la linea d'ombra nella quale rinascere per riconoscerci figli amati,abitati da Lui, salvati dal Mistero della croce e inviati con le nostre umanità ferite a condividere la bellezza di una vita nella fede. È la grazia dello Spirito che è vita e rinascita.
Ecco allora Nicodemo nella caverna alzare lo sguardo verso la croce, la luce che illumina le tenebre, avvolta da un velo, lo Spirito Santo. "Così bisogna che sia innalzato il figlio dell'uomo, perché chiunque crede in Lui abbia la vita eterna" (Gv 3, 15). Come lui, ogni persona può entrare nel grembo per lasciarsi generare dallo Spirito. Si intravede la via della rinascita nel volto di colui "che ha dato la vita perché il mondo si salvi per mezzo di lui (Gv. 3,12)"e si scopre che la sorgente che sazia la sete del cuore è lì, dentro ognuno di noi, gratuita e in un flusso continuo. C'è un canto che avvolge tutta la scena, un canone di Taizè: prende per mano ogni passante e lo invita, oggi, ad entrare nella notte di Nicodemo per cercare Gesù: "Di notte andremo, di notte, per incontrar la fonte, solo la sete ci illumina, solo la sete ci guida."

Rioni Cantone - S.Nazzaro

Tommaso

La sua e nostra fede

stemma rione Cantone stemma rione S.Nazzaro


 

Tommaso l'incredulo. Purtroppo nella tradizione popolare Tommaso è conosciuto da tutti per essersi rifiutato di credere nella risurrezione di Gesù se non dopo averlo visto con i propri occhi e aver messo il dito nelle sue ferite.
Quando però, otto giorni dopo, Gesù viene e lo invita a controllare, lui esclama: "Mio Signore e mio Dio!", come nessuno finora aveva mai fatto ( Gv 20, 24-28).
Tommaso è ben altro che un seguace tiepido. Ma credere non gli è facile, e non vuol fingere che lo sia.
Dice le sue difficoltà, si mostra come è, ci somiglia, e sapere che sia citato anche in tutti e quattro evangeli ci aiuta a comprendere e ad accettare anche le nostre incertezze in merito alla fede.
Per capire meglio la figura di Tommaso è giusto citare anche un altro passo del vangelo di Giovanni (cap. 14).
Gesù durante l'ultima cena, annuncia che sta per recarsi al Getsemani per preparare per tutti un posto nella casa del Padre, e poi soggiunge: "E del luogo dove io vado voi conoscete la via". Obietta subito Tommaso, ingenuo e sinceramente confuso: "Signore, non sappiamo dove vai, e come possiamo conoscere la via?".
Discepolo quindi un po' duro di testa, ma sempre schietto, quando non capisce una cosa lo dice. E Gesù riassume per lui tutto l'insegnamento: "Io sono la via, la verità e la vita" (Gv 14, 6).
Il messaggio proposto dal carro è la comprensione, la serietà e la grandezza di questo apostolo che, sicuramente con la sua schiettezza, ha dato voce anche a chi non osava dire ciò che Tommaso ha espresso così chiaramente.
È un messaggio di fede, che traspare anche dal fatto che Tommaso dopo questi avvenimenti si sia avventurato fino in Persia a predicare il vangelo e poi in India, luoghi nei quali sono rimaste tracce della sua predicazione e dove fondò la prima comunità cristiana. Il carro presenta un porticato aperto con colonne decorate alla maniera dell'arte persiana che immette in un ambiente delimitato da una parete aperta con tre archi di foggia indiana. Le decorazioni persiane e gli archi indiani richiamano la predicazione di San Tommaso in quei luoghi lontani.
Nell'ambiente ci sono alcuni apostoli rivedono Gesù otto giorni dopo la prima apparizione e invita l'apostolo a controllare. Tommaso prostrato esclama: "Mio Signore e mio Dio!". Al di fuori di questo ambiente, sui due lati liberi, ci sono due personaggi che ricordano, nell'abbigliamento, la sua presenza in Persia e in India.

Rioni Castello

Pietro

La forza trasformante della fede

stemma rione Castello


 

La fede, dice Papa Francesco nell'enciclica "Lumen Fidei",nasce nell'incontro con il Dio vivente. Per Simone (Pietro) questo incontro avviene presso il lago di Genèsaret (Lc 5,1-11). Gesù sale sulla barca per ammaestrare le folle e quando finisce di parlare dice a Simone:"Prendi il largo e calate le reti per la pesca". Simone risponde:"Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti".La pesca risulta molto fruttuosa e quando Simone si getta ai piedi di Gesù lo incoraggia dicendo:"Non temere; d'ora in poi sarai pescatore di uomini".
Il primo aspetto da notare è l'ubbidienza di Simone che compie un atto di fede che - umanamente - contraddice la sua esperienza di pescatore. Simone e gli altri Apostoli quindi provano la meraviglia e la gioia di compiere un atto di fede. Ogni loro aspettativa è superata: le reti stanno per rompersi e la barca quasi affonda per il carico! La seconda sottolineatura è il miracolo della grande pesca, quando Simone riconosce la sua miseria spirituale e si getta ai piedi di Gesù, e oltre a una rete piena di pesci gli viene donata una forte luce interiore. Ora Simone vede la potenza della Parola di Gesù e gli appare chiaro che la natura di quel "maestro" è divina. E, proprio nel momento in cui Simone capisce chi ha davanti e lo adora, il suo nome viene trasformato: accanto al nome originale Simone, compare ora, per la prima volta, anche Pietro.
Il terzo aspetto è il grande amore di Gesù vedendo Pietro umiliato ai suoi piedi e nell'incoraggiarlo.
Sul carro compare la barca di Pietro con altri pescatori, al rientro dalla pesca miracolosa Il lago di ispirazione van goghiana è composto da assicelle di legno dei colori dell'acqua che sono montati in modo da dare il movimento delle acque del lago ricco di pesci.
Pesci che sono per lo più composti da fiori colorati, frutto della fede di Pietro nella parola di Gesù.
Il corteo rappresenta il momento della sequela, con Pietro e gli altri discepoli, divenuti pescatori di uomini. I personaggi principali portano una rete da pesca che cattura uomini e donne comuni che, con l'incontro con la fede, si liberano dalle reti e ne escono trasformati come mostra il cambio di colore negli abiti, colori sempre ispirati alla tecnica di Van Gogh. Quello di Pietro con Gesù è l'incontro con una Persona viva che trasforma in profondità la nostra esistenza, rivelando la vera identità di figli di Dio. L'incontro con Cristo rinnova i rapporti umani, orientandoli, di giorno in giorno, a maggiore solidarietà e fraternità, nella logica dell'amore. È un cambiamento che coinvolge la vita:sentimento, cuore, intelligenza, volontà, corporeità, emozioni, relazioni umane. La fede è accogliere questo messaggio trasformante nella nostra vita,è accogliere la rivelazione di Dio, che ci fa conoscere chi Egli è, come agisce, quali sono i suoi progetti per noi. Conoscere Dio, incontrarlo, approfondire i tratti del suo volto mette in gioco la nostra vita, perché Egli entra nei dinamismi profondi dell'essere umano. La fiducia nell'azione dello Spirito Santo, ci deve spingere sempre ad andare e predicare il Vangelo, alla coraggiosa testimonianza della fede. E questo "sì" trasforma la vita, le apre la strada verso una pienezza di significato, la rende così nuova, ricca di gioia e di speranza affidabile.