2008 - Rioni Castello - L'origine del male (Mt. 13:24-30,36-43) Le zizzanie

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Programma 40° Palio Settembre 2008

tema: Parabole e similitudini nel Vangelo di Matteo

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il carro che apre la sfilata ricorda il martirio di Santa Giustina.

Rioni Cantone - S.Nazzaro

Testimoni di fede (Mt.5:l3-l6)

Sale della terra, luce del mondo

stemma rione Cantone stemma rione S.Nazzaro


 

Il Vangelo di Matteo riporta il Discorso della Montagna in cui Gesù getta di fatto le basì di una nuova via in cui il credente offra la propria adesione al regno dei cieli con radicalità e totalità.
Impartito l'insegnamento delle Beatitudini ai discepoli e alla folla, egli continua rivolgendo loro le seguenti parole: "Voi siete il sale della terra; ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà render salato? A null'altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini. Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città collocata sopra un monte, né si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli."
Attraverso la propria opera i Cristiani sono chiamati a testimoniare la fede e, per far meglio comprendere la portata della missione, Gesù utilizza delle immagini popolari e forti come il sale, la città e la lanterna che tutti conoscono.
Al tempo il sale era fondamentale per reintegrare quanto perso a causa del caldo torrido e per insaporire e conservare il cibo; un blocco di sale era posto al centro del villaggio e ognuno ne prendeva l'occorrente; una certa quantità finiva a terra, calpestata e quindi inutilizzabile. Allo stesso modo una città collocata su un monte non si può celare, né una lanterna accesa verrebbe nascosta sotto un moggio (un recipiente utilizzato per misurare e conservare il grano) ma posizionata in modo da illuminare.
Così come il sale e la luce hanno una precisa funzione, anche la Comunità Cristiana è chiamata ad essere sale e luce: non deve temere di mostrare il bene che compie in quanto rivolto a Dio e al prossimo, illuminando e arricchendo la realtà.
Come Giovanni Paolo II nella Giornata Mondiale della Gioventù a Toronto 2002 e il Cardinale Dionigi Tettamanzi nella Pastorale Diocesana 2005-2006, la scelta delle similitudini del sale e della luce vuole essere un messaggio alla nostra Comunità per sollecitare ad una partecipazione più attiva e a diffondere valori positivi per il presente e il futuro nostro e dei nostri figli.
Apre la sfilata il corteo in cui compaiono Gesù, i Discepoli e gente comune con scene di vita del tempo (blocco di sale e lanterne).
Il carro d'ispirazione astratta utilizza come elementi scenografici il sale e la luce, ponendo al centro e in posizione elevata la città, costituita da lampade di cristalli di sale. Dalla città si propaga e diffonde una doppia scia luminosa in cui sono incastonate icone-valori emblema dell'essere sale e luce che diventano reali nel valore assoluto: le nuove generazioni - sale della vita e futuro della nostra Comunità - che, avvolte dalle fasce luminose elicoidali e illuminati dai valori guida, esprimono la gioia della vita.
Il corteo di chiusura in costumi di luce rafforza e diffonde il messaggio rivolto alla nostra Comunità oggi.

Rioni Dante - Camuzzago

Sulla solida roccia (Mt. 7:24-27)

Due costruttori di case

stemma rione Dante stemma rione Camuzzago


 

Due case. Due modi di vivere la comunità cristiana.
Una è costruita sulla roccia, e nemmeno le tempeste la possono sconvolgere; l'altra è costruita sulla sabbia, vana, instabile e alla prima pioggerella viene distrutta. Chi ascolta le parole di Gesù è la comunità che medita sulla sua parola e la mette in pratica perché riconosce in Gesù le fondamenta della sua vita, la casa sulla roccia.
La comunità che invece ascolta, programma ma non agisce secondo le parole di Gesù, è quella fondata sulla sabbia. Di lei rimarranno solo granelli di sabbia bagnata, nessuna traccia.
Il carro si apre con il corteo dedicato alle beatitudini. Beati voi... il discorso della montagna, è legato alla parabola della solida roccia a doppio filo.
Gesù predica: "Chi ascolta le mie parole e le mette in pratica sarà simile a un uomo intelligente che ha costruito la sua casa sulla roccia'^ quelle parole sono le beatitudini.
La parabola della solida roccia è posta a suggello di queste, per dire che, chi sperimenta personalmente le beatitudini nella comunità cristiana, senza la quale non si può vivere pienamente la fede, davvero cementa la sua vita e quella degli altri su una solida roccia.
Sul carro che vengono rappresentate le due case, quella costruita sulla roccia e quella costruita sulla sabbia.
Il carro infatti, rappresenta le due comunità. La comunità fondata sulla roccia si arrampica su di essa, costruisce la sua casa e vive la sua fede testimoniandola nel mondo.
Invece, la comunità fondata sulla sabbia è già disfatta, infondata, nulla. Essa non vive la sua dimensione comunitaria nel modo migliore per testimoniare l'incontro con Gesù.
Viene rappresentata anche l'acqua, elemento naturale indispensabile alla vita; Gesù infatti ammonisce: "È venuta la pioggia, i fiumi sono straripati, i venti hanno soffiato con violenza..." i casi della vita come l'acqua, si sono abbattuti sulle due case, solo una non è crollata: quella edificata sulla roccia che rimane solida e con lei la comunità che fonda la sua vita e mette in pratica la parola dì Dio.
Sulle sponde si trovano le parole di padre Turoldo, un invito a voler sentire Gesù Cristo sempre in mezzo a noi.

Rioni Castello

L'origine del male (Mt. 13:24-30,36-43)

Le zizzanie

stemma rione Castello


 

"Signore, non hai seminato seme bello nel tuo campo? Da dove vengono le zizzanie?" Ecco la domanda più ancestrale della storia dell'uomo. La domanda sull'origine del male, che è intorno a noi, ma soprattutto dentro di noi.
Dio ha seminato solo seme buono nel campo, tutto ciò che ha creato "era cosa buona". Ognuno però ha dentro di sé sia un campo di grano fertile e rigoglioso che un campo di zizzanie sterili e inutili.
La parabola di Gesù non vuole dare una risposta sul perché del male. Il senso ultimo della parabole in Matteo è cristologico e ecclesiale: vogliono raccontarci il vero volto del Padre e dirci, alla luce di questo, come siamo chiamati a vivere nella storia, dove male e bene convivono, e come dobbiamo comportarci con i fratelli.
Per prima cosa si dice che è quando l'uomo "si addormenta" che il nemico viene a seminare zizzania. Sul carro, in primo piano, troviamo proprio l'uomo che dorme: colui che ha smesso di camminare sulla strada di Cristo, colui che si è adagiato adattandosi e conformandosi alla logica del mondo che ci porta a produrre zizzania, rappresentata con materiali belli e appariscenti, ma freddi, sterili e senza vita.
Deve essere infatti la Parola di Dio (sul carro, il grande libro che fa da sfondo alla scena) a fare da punto di riferimento per ogni uomo. Essa è l'unica che può indicarci il confine (il segnalibro) tra ciò che può portare frutto nella nostra vita e ciò che invece ci allontana dal progetto che Dio ha su dì noi.
La logica del mondo ci porterebbe inoltre a ragionare proprio come gli operai della parabola: Signore, lasciaci andare subito a strappare le zizzanie, facci estirpare tutto il male che c'è nel mondo e nelle persone.
Ma ecco la novità di Gesù: "Fateli crescere tutte e due insieme, perché non succeda che cogliendo le zizzanie sradichiate anche il grano".
Il grano e la zizzania crescono in un intreccio che non spetta all'uomo districare. È anche grazie al male e al peccato che Dio riesce a farsi strada nel cuore dell'uomo. È Gesù stesso a dirci: "Non sono venuto per condannare il mondo, ma per salvare il mondo" (Gv 12,47).
Ecco allora che sul carro troviamo il Signore proprio sul segnalibro, pronto a indicare la strada dalla vera gioia e della realizzazione piena di sé, ma con le braccia aperte ad accogliere ogni uomo, anche il più disgraziato.
Seguendo il maestro siamo chiamati anche noi a comportarci allo stesso modo con i fratelli. Il nostro non è il tempo della mietitura, del giudizio, che non spetta a noi dare. Il nostro è invece il tempo della pazienza, il tempo che vede il male, nostro e altrui, come luogo di misericordia.

Rioni S.Martino - Garibaldi

La ricchezza che cambia la vita (Mt. 13:45-46)

Il mercante e la Perla

stemma rione S.Martino stemma rione Garibaldi


 

"II regno dei cieli è simile ad un mercante che va in cerca di perle preziose: trovatane una di gran pregio, va, vende quanto ha e la compra" (Mt. 13,45-46). Questa parabola rientra nel più ampio discorso sul Regno dei Cieli presentato da Matteo nel tredicesimo capitolo. Con le parabole Gesù cerca di far cogliere il senso profondo della realizzazione della Nuova Alleanza che si compirà attraverso la sua resurrezione, tappa fondamentale nel progetto salvifico di Dio. La parabola della perla preziosa si sofferma sulla particolare prospettiva della ricerca del Regno e della conversione a Cristo che dona la gioia vera.
Sul carro,all'interno dell'abside di una cattedrale gotica, gli angeli circondano la perla preziosa che brilla di luce propria. Davanti alla perla, che simboleggia il Regno dei Cieli, è posto Gesù. La completa realizzazione del Regno, infatti, si compirà solo alla fine dei tempi, ma il Regno sì è fatto vicinissimo in Gesù stesso. Solo attraverso l'incontro con Cristo l'uomo può intravedere il Regno e sperimentarne la gioia nel mondo sensibile, anche nelle avversità e nelle sofferenze. Gesù stesso è la Perla preziosa, che possiamo trovare vivendo l'Amore di Dio nell'incontro con il prossimo.
Dall'abside comincia un piano inclinato, ai piedi del quale è posto un personaggio che rappresenta la dinamica della conversione espressa nella seconda parte della parabola: è San Paolo, colto nel momento in cui, caduto da cavallo sulla via di Damasco, sta a terra, sgomento, accecato dalla luce di Dio. San Paolo in quel momento trova la perla preziosa, incontra Gesù, la ricchezza che cambia la vita: "Non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me". (Gal. 2,20) II corteo rappresentata l'umanità dalla venuta di Gesù ai giorni nostri. Nel popolo in cammino spiccano San Matteo, San Francesco e Madre Teresa di CalcuttaTre persone esemplari che simboleggiano quanti nel corso dei secoli hanno sperimentato la gioia vera dell'incontro con Cristo condividendo con il prossimo il proprio tesoro: l'Amore di Dio. Le persone che le affiancano sono vestite di bianco e di nero perché il male e il bene sono entrambi presenti nel cuore dell'uomo: è la scelta di Cristo che può portare alla felicità e alla gioia, a vivere la promessa del Regno qui sulla terra e per questo motivo ogni persona tiene in mano una perla.
La scelta dello stile gotico è motivata dal suo slancio verso l'alto che simboleggia l'umana tensione al divino, cioè il cammino di ricerca intrapreso dal mercante. Nell'arco centrale è inserito un rosone da cui si riteneva entrasse la parola di Dio sotto forma di luce.
Sulla salita, che separa San Paolo da Gesù, è raffigurato un labirinto, il percorso interiore compiuto dall'uomo per avvicinarsi a Dio.
Il cammino di San Paolo e dell'umanità che sfila nel corteo, è la realizzazione terrena del Regno dei Cieli: imperfetta e non ancora compiuta ma già presente grazie alla venuta di Cristo. Ciascuno può partecipare alla gioia del Regno quando sceglie di vendere tutto per comprare la perla preziosa, cioè quando sceglie di seguire Gesù.

Rioni Bergamo

II Re giusto e misericordioso (Mt. 18:23-35)

Il servo senza pietà

stemma rione Bergamo


 

La parabola narra di un re che, controllando i propri servitori che amministravano i suoi beni, chiede conto del debito di dieci mila talenti - una cifra enorme - contratto con lui da uno di questi, che risponde scongiurando di avere più tempo perché incapace di restituirlo. Di fronte alle suppliche, il re si impietosisce e, con misericordia inaudita, condona tutto il debito. Terminata l'udienza, il servitore incontra un suo compagno che aveva con lui un debito di cento denari - una cifra molto modesta - ma anche lui in difficoltà a far fronte. Alle suppliche del poveretto che chiede tempo, il servitore dimentica di essere stato a sua volta affrancato e non risponde con la generosità del re, ma con brutale spietatezza, chiama le guardie e fa mettere in prigione il malcapitato. Il re, informato dell'accaduto, questa volta non ha pietà per il servo spietato e lo condanna alla prigione finché non avrà restituito tutto il suo debito. La misericordia del re che era stata capace di condonare il debito gigantesco cede il posto alla giustizia in risposta alla chiusura di cuore verso il fratello bisognoso. Matteo, usa questa parabola per mostrare quanto possa essere disumanizzante l'incapacità di stabilire un corretto rapporto con la ricchezza, e suggerisce che perfino l'infinita Misericordia di Dio si arresta per cedere il posto alla Giustizia.
Il carro riproduce due scene della parabola: nel quadro centrale il servitore spietato, proposto con un abbigliamento particolarmente ricco, mentre ascolta il giudizio di condanna del re; nell'altra lo sventurato compagno, proposto in misere vesti, mentre viene condotto in carcere dalle guardie. Il pianto della moglie e dei figli non sono stati capaci di toccare il cuore dello spietato creditore.
Il corteo attualizza il messaggio della parabola proponendo situazioni in cui, ai nostri giorni, l'avidità di ricchezze porta l'uomo a mostrarsi spietato fino a raggiungere livelli disumani. E ieri come oggi, ci sono nuovi fratelli indigenti che pagano ingiustamente sulla propria pelle: i paesi del terzo mondo, i giovani, gli anziani, l'ambiente.
Il carro si chiude sottolineando che la parabola contiene anche un messaggio di speranza: la straordinaria generosità con cui il re risponde alle suppliche del servitore, una generosità che è figura della Misericordia di Dio, dato che Gesù ha iniziato la narrazione della parabola sottolineando che vuole narrare come è fatto il Regno di Dio. L'intera scena del carro è chiusa dal quadro del Gesù Misericordioso con la mano aperta in segno di benedizione verso una umanità incapace di aprire il cuore verso l'indigenza dei fratelli liberandosi dalla schiavitù verso il Dio Mammona.