2016 Due figuranti del rione del carro dei rioni Cantone S.Nazzaro

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Relazioni 49° Palio Settembre 2017

Amoris Lætitia - Famiglia: vivi in pienezza l’amore evangelico.

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Per la 49ª edizione della sagra di S. Giustina, il tema ha come riferimento l’esortazione apostolica che Papa Francesco ha scritto sulle tematiche inerenti la famiglia, a conclusione di due sinodi svolti proprio per approfondire le dinamiche della vita familiare ai nostri giorni. Gli argomenti trattati spaziano dalla realtà spirituale all’amore di coppia, dalla fecondità all’educazione dei figli, fino agli aspetti più concreti che la famiglia odierna deve affrontare. Il contenuto quindi è vasto e di non facile approccio perché tocca problematiche molto delicate con particolari specifici delle culture dei diversi paesi del mondo.

L’invito del Papa è quello di valorizzare la famiglia come ambito privilegiato dove vivere in pienezza la gioia del Vangelo, nonostante le difficoltà che si possono incontrare nel mettere in pratica il messaggio evangelico. Citando le parole di Papa Francesco, «questa esortazione acquista un significato speciale in relazione all’Anno Giubilare della Misericordia vissuto nel 2016. In primo luogo perché la intendo come una proposta per le famiglie cristiane, che le stimoli a stimare i doni del matrimonio e della famiglia, e a mantenere un amore forte e pieno di valori quali la generosità, l’impegno, la fedeltà e la pazienza. In secondo luogo, perché si propone di incoraggiare tutti ed essere segni di misericordia e di vicinanza lì dove la vita familiare non si realizza perfettamente o non si svolge con pace e gioia.»

Ogni gruppo di lavoro si è focalizzato su un capitolo del testo “Amoris Lætitia” cercando poi di trovare un episodio biblico come riferimento per la rappresentazione sul carro stesso.


il carro che apre la sfilata ricorda il martirio di Santa Giustina nella foto il carro 2016.

Rione Bergamo


Esodo Capitolo 2

LA NASCITA DI MOSE'

La grandezza dell’amore fecondo

stemma rione Bergamo
 

Il tema è stato scelto dal libro di Papa Francesco, “Amoris Laetitia”; si è optato per il capitolo 5, “L’amore che diventa fecondo”, concentrandosi sull’amore materno e sul tema della rinuncia per dare una speranza.

Si è sviluppata la scena del cap. 2 dell’Esodo, ossia il “viaggio della speranza” del neonato Mosè, posto dalla madre come atto d’amore in una cesta ed affidato alla volontà divina attraverso il Nilo. La cesta protetta dal Signore compie una tumultuosa traversata delle acque pericolose, giungendo alla figlia del Faraone che accoglierà il bimbo come proprio figlio.

La rappresentazione sarà incentrata sulle due donne, simbolo di amore materno: la madre biologica che si separa dalla cosa più preziosa che possiede per garantirle un futuro migliore e la madre adottiva che con un gesto non scontato, accoglie l’infante come un figlio.

A dividere i gesti delle due madri sarà il corso dell’acqua, azzurra ed impetuosa, in cui giace la cesta di Mosè, protetto dall’amore e dal Signore.

Con il violento corso d’acqua si vuole indicare la sua doppia natura: da una parte l’acqua è fonte di vita, poiché senza non esisterebbero animali e piante, mentre dall’altra può essere causa di morte, mediante annegamento o distruggendo coltivazioni ed abitazioni.

Sul retro del carro verrà posto uno “scorcio” dell’importanza futura della vita del bimbo, “salvato dalle acque” (Mosè in ebraico) dall’amore materno e divino, in particolare verrà rappresentata la scena della conversione nel deserto, quando Mosè incontra Dio sotto forma di albero infuocato perpetuo, origine delle opere di liberazione del popolo israelita dalla schiavitù. Il corteo rappresenterà sotto punti di vista diversi le tematiche del carro.

Rione Castello


LA TENEREZZA DI UN ABBRACCIO

Il Padre Misericordioso

stemma rione Castello


 

“Quando era ancora lontano il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò” (Lc 15, 20). Nonostante il cuore spezzato dal dolore, il padre senza interferire, aveva lasciato partire il figlio minore. Non ha mai smesso, però, di aspettare il suo ritorno e lo accoglierà con gioia, senza una parola di rimprovero.

La scena del carro è dominata da un nastro che si avvolge diventando una casa. La casa è anche una scala sulla quale troviamo il padre che continuamente osservava la strada, nell’attesa del ritorno del figlio.

Prima di diventare una casa, il nastro è proprio quella strada, simbolo della libertà data dal padre al figlio: sulla strada che lo aveva allontanato dal padre, troviamo il figlio minore pronto a ritornare nel suo abbraccio. Questa casa è posata solamente su un pilastro che una famiglia è intenta a costruire, un pilastro su cui fondare la famiglia stessa.

Il corteo inizia con una coppia di sposi, seguita dai loro figli. Dietro di loro la rappresentazione di un mondo, costituito da infinite strade che possiamo liberamente percorrere nel corso della nostra vita. Alla fine, però, sappiamo che possiamo sempre tornare verso casa: lì è dove siamo accettati e amati.

Questa parabola ci svela il cuore di Dio. Egli è il Padre misericordioso che ci ama oltre ogni misura, nonostante le nostre scelte sbagliate; attende il nostro ritorno quando ci allontaniamo ed è sempre pronto ad aprirci le sue braccia.

Rioni S.Martino - Garibaldi


[Genesi 25-28]

LA SFIDA DI GIACOBBE

stemma rione S.Martino stemma rione Garibaldi

Giacobbe, figlio di Isacco e di Rebecca, ha un progetto che vuole realizzare con ogni mezzo, certo che Dio non lo lascerà solo: diventare il prosecutore di una discendenza copiosa “come la polvere della terra” (Gen. 28, 14). Per raggiungere il suo obiettivo ha ordito contro la sua famiglia, comprando dall’affamato fratello Esaù la primogenitura per un piatto di lenticchie ed in seguito complottando con la madre per ottenere al posto del fratello la benedizione paterna.

Ecco dunque l’aspetto controverso della vicenda. Nonostante tutto Dio riconosce la legittimità del fine della sua missione inviandogli un sogno lungo la via per Carran. “[...] Una scala poggiava sulla terra, mentre la sua cima raggiungeva il cielo; ed ecco gli angeli di Dio salivano e scendevano su di essa”. Dio disse: “La terra sulla quale tu sei coricato la darò a te e alla tua discendenza” (Gen. 28, 12-13). Con queste parole Dio conferma a Giacobbe la benedizione ricevuta dal padre.

Se si persegue un obiettivo retto, occorre munirsi di una scala per poterlo raggiungere o per far sì che esso possa venirci incontro. Bisogna rischiare e mettersi in discussione, combattere le convenzioni, non demordere e sperare nel raggiungimento della terra promessa: Dio ha un progetto su ognuno di noi.

Quanto più l’obiettivo è elevato, tanto maggiore sarà il rischio di compiere scelte sbagliate di cui saremo tenuti a rendere conto.

Però, come è necessario sommare luci rosse, verdi e blu per ottenerne una bianca, così nella vita un risultato positivo può essere raggiunto attraverso imperfezioni. Andiamo inoltre cauti nel giudicare le altre famiglie, gli individui e le loro azioni; magari stanno combattendo battaglie più grosse delle nostre, ed il giudizio di Dio potrebbe lasciarci sorpresi.

Rioni Dante - Camuzzago


L’EDUCAZIONE DEI FIGLI

Tobia e la ricerca dei valori che contano

stemma rione Dante stemma rione Camuzzago


 

“La famiglia non può rinunciare ad essere luogo di sostegno, di accompagnamento, di guida,… Ha bisogno di prospettare a che cosa voglia esporre i propri figli.” (Papa Francesco - “Amoris laetitia”) Cosa stiamo trasmettendo ai nostri figli? Abbiamo voluto rappresentare due esempi di educazione all’interno della famiglia, con due modelli opposti: l’uno pienamente investito da una logica moderna, consumistica, fatta di valori effimeri, di mode, di stili da seguire ad ogni costo, l’altro fatto di un’idea più tradizionale di educazione filiale che prende spunto dal libro biblico di Tobia.

Una famiglia moderna è riunita a tavola in una scena che è una denuncia della schizofrenia dell’uomo contemporaneo che non riesce più a scindere realtà e finzione, per il quale vincono i valori fasulli imposti dalle mode e dal mercato. Con un lato pubblico moralizzatore fatto di associazionismo e impegno sociale... ma, come Batman, anche con un lato oscuro tutto da scoprire.

Una realtà artificiale e solitaria che lascia contenti di vivere sempre identici a se stessi, fatta di maschere dei supereroi, di social media o di quanto può essere reperito in rete a basso costo. L’altra scena, dal libro di Tobia, narra del viaggio che questi compie spinto dal padre, dal quale torna cresciuto, con una moglie e una famiglia e con tanti frutti e benefici che ricolmano la sua vita e quella dei genitori.

Una educazione fatta di determinazione, libero arbitrio e fede, che insegnano al piccolo Tobia a diventare uomo, pronto al suo ruolo nella società e capace a sua volta di tramandare i valori appresi. Le due rappresentazioni, su una piattaforma girevole, appariranno ora davanti ora dietro al carro, per significare che le nostre esperienze attingono tanto da un modello quanto dall’altro.

Educare significa “condurre fuori”. Forse il segreto è di insegnare ai figli la curiosità di cercare e di conoscere, perché si mettano da soli in cammino. E per chi ne ha il dono, trasmettere la fede come bastone sul quale reggersi per sopportare le varie prove che la vita metterà loro inevitabilmente davanti. Nel corteo si ritrovano esempi biblici e moderni di coppie genitore-figlio che incarnano le due esperienze educative sottolineando ulteriormente il messaggio proposto.

Rioni Cantone - S.Nazzaro


LA PECORELLA SMARRITA

Integrare la fragilità

stemma rione Cantone stemma rione S.Nazzaro


 


Nell’ottavo capitolo dell’esortazione apostolica Amoris Laetitia, Papa Francesco scrive che “la Chiesa deve accompagnare con attenzione e premura i suoi figli più fragili, segnati dall’amore ferito e smarrito, ridonando fiducia e speranza” e paragona questo atteggiamento a quello del Buon Pastore, che nella parabola della Pecorella Smarrita (Mt 18,12-14 e Lc 15,3-7) lascia le 99 pecore nell’ovile per avventurarsi alla ricerca dell’unica che manca.

La principale preoccupazione del Buon Pastore non è quella di tenersi strette le pecore che obbediscono e rimangono nel gregge, ma di mettersi alla ricerca dell’unica che avendo abbandonato l’ovile potrebbe trovarsi in una situazione di fragilità e che molto probabilmente è sola ad affrontare fatiche e pericoli, per ricondurla alla gioia piena della Grazia Divina.

Sul carro si trovano l’ovile con persone avvolte in un telo bianco che parte dalla veste del Buon Pastore e che indica la pienezza della vita affidata a lui, e il Buon Pastore stesso che cerca di afferrare e liberare una persona imbrigliata in una maestosa rete, rappresentante ogni sorta di difficoltà materiali, psicologiche e spirituali. Sotto la rete, infatti, troviamo sabbia, sassi e lettere che simboleggiano, rispettivamente, la solitudine, le fatiche e i giudizi espressi dalle persone che molto spesso feriscono chi già vive un momento di fragilità.

Il telo bianco dell’ovile raggiunge anche il corteo, perché l’invito a comportarsi come il Buon Pastore è rivolto a tutti, attraverso gesti di attenzione, ascolto e dedizione.