2016 Due figuranti del rione del carro dei rioni Cantone S.Nazzaro

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Relazioni 50° Palio Santa Giustina - Settembre 2018

LAUDATO SI' MI' SIGNORE, per sora nostra matre terra.



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La 50ª edizione del Palio di S. Giustina avrà come tema il richiamo che Papa Francesco esprime nella Sua enciclica «Laudato si’» per renderci consapevoli del grande dono del creato, ovvero della natura nella sua totalità, che noi uomini abbiamo ricevuto da Dio ma che non abbastanza ci adoperiamo per preservarlo dai pericoli che il nostro comportamento provoca, minandone la sua bellezza e persino la sua esistenza.
Come si può immaginare il tema è molto vasto e il rischio è quello di trattarlo in modo semplicistico o più banalmente di rappresentare una delle ideologie oggi in voga senza uno studio approfondito e ponderato.
Si spazia dall’argomento dell’inquinamento, a quello della mancanza di risorse per tutti i popoli, al compulsivo istinto al consumo dei beni per il proprio “star bene”.
L’appello del Papa è quello di proteggere la nostra “casa comune” preoccupandosi di unire tutta la famiglia umana nella ricerca di uno sviluppo sostenibile, consapevoli che il Creatore non ci abbandona perché non vuole rinunciare al Suo progetto di amore verso l’uomo.
In questa grande, urgente e bella sfi da, tutti possiamo collaborare come strumenti di Dio per la cura della creazione, ognuno con la propria cultura ed esperienza, le proprie iniziative e capacità.


il carro che apre la sfilata ricorda il martirio di Santa Giustina nella foto il carro 2016.

Rioni Cantone - S.Nazzaro


LA TORRE DI BABELE

BENEDETTA VARIETÀ!

stemma rione Cantone stemma rione S.Nazzaro


 


A prima vista il brano della Genesi (capitolo 11, 19) riguardante la Torre di Babele sembrerebbe poco inerente al tema trattato dall’enciclica “Laudato si’” di Papa Francesco.
L’idea di un unico progetto che spinge gli uomini ad erigere una torre fi no al cielo ed oltre, quasi a sfi dare Dio, apparentemente unisce un popolo nella sua impresa. Tuttavia, la sola “lingua” che parlano gli artefi ci della torre, altro non è che il simbolo di un’unità obbligata e artifi ciosa, una globalizzazione forzata.
E allora perseverare nella realizzazione di questa imponente opera può ritorcersi contro la stessa umanità e contro tutto il creato: avere un’unica idea di sviluppo, magari imposta da chi fa la voce più grossa, non porta il bene di tutti ma inevitabilmente introduce disparità, ingiustizie, forme di intolleranza e danni al nostro pianeta.
Questa interpretazione è rappresentata sul carro tramite una torre posta al contrario, la cui costruzione non si erge verso il cielo, ma verso il basso e gli inferi, divenendo, così, simbolo dell’autodistruzione del genere umano.
Sopra la torre sta l’uomo borioso, che, sfidando Dio, si è posto su un piedistallo, pensando di sostituirlo nella conduzione del creato. Come esemplificazione della dannosità di tale atteggiamento sono presenti tre balze della torre: una richiama la guerra, una l’esagerata cementifi cazione e l’ultima l’inquinamento.
Nel brano biblico, però, l’intervento di Dio che ripristina la diversità delle lingue, tanto da minare la riuscita del progetto della torre di Babele, intende sottolineare come la vera ricchezza sia la molteplicità, la varietà a tutti i livelli: ogni persona, proprio perché diversa da tutte le altre, è un dono prezioso, così come le culture dei diversi popoli e le biodiversità.
Questo comportamento è mostrato dalle figure davanti al carro, che, pur trovandosi in una condizione di diffi coltà, danno possibilità di espressione ad ogni elemento della molteplicità umana e naturale, rappresentata da un vortice nel quale elementi umani, animali e vegetali sono rispettati e preservati nella loro diversità.
Ne sono testimonianza i frammenti di vetri colorati che nella Torre di Babele sono resi tutti dello stesso colore, mentre dall’altra parte sono liberi di dare origine ad astratte figure colorate.
Interessante il collegamento che molti esegeti suggeriscono con l’episodio della Pentecoste, dove i discepoli, pieni di Spirito Santo, cominciarono a parlare in altre lingue.


Rione Bergamo


Dalla creazione alla parusia:

IL RITORNO DEL CRISTO

stemma rione Bergamo
 

Il Creato è ciò che Dio ha posto nelle mani dell’uomo per compiere il proprio destino, il mezzo fisico che l’uomo detiene per essere tale, come Dio lo ha inteso.
Gli Atti concepiscono il Creato come Cristo stesso, infatti nella lettera di San Paolo ai Colossesi Cristo risorto è presente in tutte le creature del mondo e viene preannunciata la Parusia.
Il Nuovo Testamento non parla solo del Gesù terreno, ma anche del suo rapporto concreto e amorevole (vedi Laudato sì) con il mondo.
Questa relazione con il Creato culminerà appunto nella Parusia, ovvero il ritorno del Cristo in tutta la sua gloriosa potenza e pronto al giudizio fi nale degli uomini, eliminando, secondo San Paolo, il male.
Il contesto biblico ci ha suggerito di rappresentare la civiltà umana attraverso uomo e donna all’interno del Creato, cioè i quattro elementi della Terra: aria, acqua, fuoco e terra.
I colori avranno particolare rilevanza insieme ad altri esseri viventi che compongono il Creato e che attendono con gioia la seconda venuta di Cristo.
Nel corteo verrà evidenziato il modo in cui l’uomo ha deciso di sfruttare il Creato: i 7 vizi capitali.

Rioni Dante - Camuzzago


RICERCARE LA SOSTENIBILITÀ

CAINO E ABELE: LO SCONTRO FRA MODELLI DI SVILUPPO

stemma rione Dante stemma rione Camuzzago


 

Osservare la natura, comprenderla e vivere in armonia con essa. Questo è il cammino che ci viene suggerito da papa Francesco. L’uomo ha la capacità, ricevuta in dono, di trasformare l’ambiente, piegarlo ai propri bisogni per crescere nella consapevolezza del nostro ruolo nel mondo.
Quando mettiamo davanti a noi solo i nostri interessi, ci avviamo ad uno scontro inevitabile con la natura ed il creato.
Quando diventiamo idolatri della capacità umana di risolvere le cose, creiamo delle mostruosità che possono avere a volte rifl essi ed infl uenze negative per molte generazioni a venire.
Come Caino, il pastore, che non riesce ad accettare che Abele l’agricoltore riesca meglio di lui a gestire il rapporto con il creato di cui era chiamato a prendersi cura per portarlo a crescere in modo fecondo. Perciò incolpa il fratello dei propri fallimenti e lo uccide.
L’uomo intraprendente, che osserva il creato e lo fa evolvere in modo sostenibile, curando ciò genera e porta ricchezza per tutti è gradito a Dio. Eventuali errori verranno perdonati per la volontà di guardare lontano e di comprendere l’armonia del mondo per vivere in sintonia con essa.
Giacobbe è l’altro emblema di questo modello di vita, questa volta rappresentato nel corteo.
Un uomo che nella sua storia ha governato la creazione, fi no a sfi darne il creatore e diventare fondatore e modello del popolo di Israele.

Rione Castello


UNA CONVERSIONE ECOLOGICA

LA LIBERTÀ DELLA CURA È NEL CUORE DELL’UOMO

stemma rione Castello


 

“Vivere la vocazione di essere custodi dell’opera di Dio è parte essenziale dell’esperienza cristiana” (LS 217).
Guardando il carro, la prima immagine sono delle colline coltivate. Su di esse poggia un mondo abitato da esseri umani con comportamenti diversi, e realizzato anche con specchi che ci fanno diventare parte integrante della scena.
Da esso partono delle radici che generano i frutti della terra, frutti buoni e dannosi; essi dipendono dalle nostre scelte.
Una particolare pianta attira l’attenzione di un bambino: come possiamo amare il creato? Partendo dall’esempio di Gesù: dal suo continuo stupore per la bellezza del mondo, fi no all’estremo atto d’amore di donare un pezzo di pane, il suo corpo, a Giuda, colui che lo tradirà (Gv 13, 26).
Solo se amati, il nostro cuore saprà scegliere di prendersi cura dell’ambiente.
Infine, un altro bimbo guarda con curiosità e preoccupazione la situazione attuale del creato.
Il corteo, richiamando la teoria dei “neuroni specchio”, vuole invitarci a rifl ettere sulle nostre abitudini. Alcuni specchi al centro del corteo rifl ettono i diversi comportamenti umani: alcuni buoni che portano frutto, altri che portano invece distruzione. A noi la scelta di trovare nuovi modelli da seguire.
Papa Francesco ci ricorda come la terra stia soffrendo a causa delle nostre scelte, quando, invece, ci è stata donata come giardino da custodire (Gen. 2,15). Di qui, l’urgenza di una conversione ecologica: «Dobbiamo fare l’esperienza di una conversione, di una trasformazione del cuore» (LS 218).

Rioni S.Martino - Garibaldi


QUANDO NON BASTA UNA ROSA...

LA RICERCA DELLA PACE E DELLA GIOIA NEL CREATO

[LAUDATO SÌ, CAP 6, PUNTO IV]

stemma rione S.Martino stemma rione Garibaldi

C’erano sempre stati sul pianeta del piccolo Principe dei fi ori molto semplici, ma da quel seme - misteriosamente trasportato dal vento - sbocciò un giorno un fi ore bellissimo, diverso da tutti gli altri.
«Il mio fi ore profumava il mio pianeta, ma non sapevo rallegrarmene» - diceva il piccolo principe - «... ero troppo giovane per saperlo amare».
Papa Francesco nell’enciclica Laudato Sì condanna apertamente l’odierna smania di accumulo e di consumo che ci rende incapaci di apprezzare i doni che Dio ci ha fatto.
Il Papa sottolinea infatti che “rendersi presenti serenamente davanti ad ogni realtà, per quanto piccola possa essere, ci apre molte più possibilità di comprensione e di realizzazione personale” (LS, 6, IV, 222).
Dobbiamo quindi fare nostro il principio del “less is more”, ovvero della sobrietà, della virtù di godere con poco.
«Gli uomini coltivano cinquemila rose nello stesso giardino... e non trovano quello che cercano». Questo era il cruccio del piccolo Principe.
La soluzione?
Essere “pienamente presenti davanti ad ogni essere umano e davanti ad ogni creatura” (LS, 6, IV, 226).